1140x150-completo-di-qrcode

antincendio-calabriaverde-2023

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Rapporto Svimez: Calabria ultima in tutte le tabelle

Pubblicato il rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno), da qualche giorno ormai,

è tempo di bilanci economici. Bisogna, ancora una volta, fare i conti con la crisi, che in Europa pare abbia lasciato un segno indelebile nel 2012 e si appresti a provocare ulteriori scossoni nel 2013.

Al di là delle tante parole e dei numerosi tecnicismi, il rapporto è chiaro ed affronta i dati non solo europei, ma li cala nelle diverse dimensioni e realtà locali.

Partiamo, però da un dato generale. La ripresa mondiale, dopo la crisi economica e finanziaria, che nel 2010 aveva lasciato presagire orizzonti più sereni, nel 2012 ha subito nuovamente un rallentamento, come già nel 2011. Questo cosa comporta in termini pratici e lontani dai tecnicismi? È presto detto, se si tarda a riprendersi dalla crisi non si può sperare in una crescita, mondiale, figurarsi europea, italiana e ancor meno calabrese. I Paesi dell’area Euro, infatti, rispetto al resto del mondo, hanno registrato una diminuzione del Pil (Prodotto interno lordo), pari allo 0,6%.

A parte la Germania e, quindi, l’economia tedesca, nel 2012 i Paesi del Sud Europa, tra cui naturalmente l’Italia, oltre a far fronte alla crisi dilagante e alle dure politiche fiscali volte al risanamento del bilancio, sono stati caratterizzati da un andamento recessivo. L’Italia ha registrato un tasso di crescita cumulato del prodotto interno reale, pari al 6,9%, in negativo.

Dal 2008 al 2012, dunque, la crescita cumulata segna un -6,9%, generico per l’Italia. Guardando più ai dati di casa nostra, però, il Mezzogiorno segna un -10,1% di crescita e, nella somma percentuale, la Calabria ha un ruolo primario. Scendono i consumi delle famiglie e, si sa, se non si spende non si cresce. Calano gli investimenti e la breve fase di ripresa è finita, con un rapido ritorno alla recessione.

Il peggioramento generalizzato, è dovuto tanto al debito pubblico, quanto alle interne politiche restrittive di risanamento dello stesso. Tra le altre, poi, e questo riguarda la Calabria molto da vicino, va annoverata la crisi strutturale di competitività che ci impedisce di crescere. La flessione per noi, difatti, è stata più forte a causa della maggiore fragilità strutturale del sistema delle imprese, che, per dimensione, caratteristiche settoriali e capacità competitiva, sono meno attrezzate a resistere ad una crisi così profonda e lunga in cui versa la nostra nazione. La Calabria, che risente di un deficit di competitività e che assieme ad altre regioni meridionali, avverte meno gli effetti positivi dell’espansione della domanda mondiale, ha avuto un calo cospicuo del Pil, che diminuendo ha approfondito, di conseguenza, la flessione.

La peggiore crisi del dopoguerra appare, per questi motivi, ancora lunga. E per il quinto anno consecutivo la Calabria non registra dati positivi. Certamente, complice, c’è l’assenza quasi totale della domanda estera, ma anche la riduzione della domanda interna dei prodotti calabresi.

La produttività totale dei fattori, che include tanto il capitale, quanto il lavoro, è nettamente diminuita, per ovvi motivi. Cresce, in Calabria, solo il divario con il resto del Paese, specie nei confronti dell’area Centro-Nord. Corresponsabili, sia l’aumento della popolazione in queste zone, dovuto alle migrazioni, interne e all’estero, quindi ad una diminuzione della popolazione in Calabria e nel Sud in genere, sia il calo della natalità, le cui ragioni sono sempre più da ricercare in famiglie che risentono della crisi e dalle conseguenze socio/economiche che ne derivano.

Vota questo articolo
(0 Voti)

 La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo