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Rapporto Svimez, Barbanti: una ecatombe per il Meridione. Per cambiare rotta soluzioni ci sono. Serve volontà politica

ROMA - La Calabria è la regione più povera d’Italia. È la fotografia

– da dopoguerra – scattata dalla Svimez nel suo ultimo rapporto. Dati catastrofici che ci raccontano della solita Italia a due velocità, un Nord che nonostante la crisi resta “produttivo” e un Sud che non ce la fa a superare le soglie minime della sopravvivenza. Questa volta, però, le considerazioni sono ancora più gravi perché è a rischio lo stesso futuro del Meridione d’Italia, stretto nella morsa della “desertificazione umana e industriale”. Non nascono più figli e non si riesce a creare sviluppo.
Come Movimento 5 Stelle da tempo ci stiamo occupando di un diverso “piano per il Sud”, una strategia d’azione a lungo termine che non tenga solo in considerazione l’aiuto economico – che, come abbiamo visto negli ultimi 60 anni, dalla Cassa del Mezzogiorno in poi, è servito solo per finanziare gli amici degli amici – ma anche lo sviluppo culturale, sociale, strutturale dell’area più importante di tutto il Mediterraneo. Non dobbiamo più considerare il Sud come un infante ribelle incapace di gestirsi, ma dobbiamo consegnarli fiducia e responsabilità perché ha in sé tutte le potenzialità per uscire fuori dal guado dove una classe politica incompetente e mangiona l’ha confinato.
La nostra “mozione per il Sud”, ora all’esame della Camera, va proprio in questa direzione: nuove e puntuali infrastrutture per aiutare a sbloccare l’economia, fondi finalizzati alle imprese concessi attraverso controlli puntuali e inflessibili, e nuovi modelli di educazione per le nuove generazioni che devono nascere in una società dell’impresa.
Solo così, dall’opposizione a politiche della sovvenzione e dell’aiuto, riusciremo ad invertire la rotta che il rapporto Svimez traccia per il Meridione e a contrastare i danni provocati da un’economica govenrata dalla finanza e dalla cattiva politica.

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