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20 cinema calabresi rischiano di chiudere. Le parole di De Masi

Con l’imminente passaggio dalla pellicola in celluloide al formato digitale (Switch off cinematografico)

si annuncia un 2014 a rischio chiusura per almeno 20 storici cinema calabresi, impossibilitati a sostenere le ingenti spese economiche necessarie per la riconversione tecnologica delle sale.

A tal proposito il consigliere regionale Emilio De Masi, insieme al collega Domenico Talarico, ha depositato un’interrogazione indirizzata all’assessore alla Cultura Mario Caligiuri al fine di conoscere se, e quali misure, la Regione intende adottare nell’immediato per sostenere gli esercenti impossibilitati ad affrontare tale investimento obbligatorio al fine di resistere sul mercato.

“Secondo i dai dati diffusi da “Cinetel” e dall’associazione nazionale esercenti Cinema (Anec) – spiegaEmilio De Masi - i costi della digitalizzazione si aggirano tra i 70 e i 100 mila euro; cifra astronomica se si considera che la maggior parte dei cinema calabresi operano in piccoli centri di provincia, dove gli incassi annui non consentono di affrontare tali spese”.

A tal proposito nel corso dell’ultimo anno sono state molte le Regioni italiane che hanno inteso destinare cospicui finanziamenti, nella maggior parte dei casi a valere su fondi europei, al fine di sostenere il comparto cinematografico ed il passaggio alla tecnologia digitale delle sale. A ciò si aggiunge una “Tax Credit digitale” (credito d’imposta del 30%) inserita dal Governo nel Decreto Sviluppo del 2012.

In mancanza di tali misure, su 50 cinema esistenti in Calabria, sono destinati ad abbassare definitivamente la saracinesca dopo anni di passione e lavoro almeno 20 esercenti di settore, tutti quelli che appunto non sono riusciti a sostenere di tasca propria tali costi. “Un pericolo da scongiurare assolutamente - conclude Emilio De Masi – perché la chiusura anche di una sola di queste storiche sale cinematografiche rappresenterebbe un duro colpo non al settore culturale, ma anche al sistema economico e sociale di una regione dove molto spesso mancano i più elementari presidii di aggregazione sociale e rinnovamento intellettual”.

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