Lo stesso giorno mi fu notificato il sequestro della mia attività, avviata nel 1994, con la motivazione che l’avvio della stessa avvenne con denaro di provenienza illecita. Da quattro anni ormai, non faccio altro che cercare di dimostrare che tale sequestro non aveva ragione d’essere effettuato”.È questo l’appello lanciato da Rosaria Francesca Vazzana, madre di Fabio Giardiniere, appunto, che il 30 settembre del 2010 fu arrestato, insieme ad altre 22 persone accusate di essere affiliate alla cosca Serraino, nel corso dell’operazione ''Epilogo'' che individuò quella che allora gli inquirenti definirono una componente organica della cosca operante nel quartiere San Sperato di Reggio Calabria e Cardeto, Decisive, ai fini del blitz furono allora le intercettazioni che diedero il via alle indagini.A distanza di 4 anni, Vazzana, afferma in una lettera inviata alla nostra redazione, ha “chiesto ripetutamente di essere ascoltata” perché potesse dimostrare la sua onestà e “quindi - dice - la trasparenza della mia attività, ma questo mi è sempre stato negato”. La donna versa ora in difficoltà con un’attività ferma, con l’avvenuta morte del marito “per dispiacere”, afferma, e danni economici che ne sarebbero conseguiti. Da qui la richiesta di dare voce alla sua richiesta “affinché chi di dovere - si legge nella missiva - mi ascolti e mi permetta di dimostrare quello che dico. Ho pagato la mia attività con 800 milioni delle vecchie lire e conservo scrupolosamente tutte la documentazione (cambiali, assegni, mutui, ecc.) che lo attesta”.Nel gennaio del 2011 la Vazzana ha anche sporto querela nei confronti dell’allora procuratore antimafia, Giuseppe Pignatone. “La querela - spiega l’imprenditrice reggina - è stata possibile solo perché sono stati riscontrati elementi per poter procedere dopo avvenute verifiche da parte degli organi competenti”.
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Operazione "Epilogo", lo sfogo dell'imprenditrice
“Mio figlio Fabio Giardinere, nel settembre 2010 fu arrestato nell’operazione ‘Epilogo’.
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