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LAMEZIA TERME - Nella giornata dello sciopero generale indetto dall'Usb anche a Lamezia Terme il sindacato è sceso in piazza con un presidio all'ingresso dell'ospedale.

Slogan "contro - hanno spiegato gli organizzatori - l'economia di guerra, il carovita, la perdita del potere d'acquisto e il progressivo impoverimento dei servizi pubblici".
Usb-Pi Sanità Calabria ha aderito aderito alla mobilitazione nazionale "per rivendicare un cambio di rotta nelle politiche economiche e sociali del Paese.

Perché abbiamo scelto proprio un ospedale? Perché senza cure non esiste futuro. E senza una sanità pubblica accessibile a tutti, il diritto alla salute rischia di trasformarsi in un privilegio riservato a chi può permetterselo. Abbiamo scelto l'ospedale perché la sanità pubblica è uno dei settori che più ha pagato le politiche di tagli e contenimento della spesa: carenze di personale, liste d'attesa, servizi insufficienti e cittadini costretti sempre più spesso a rivolgersi al privato o a rinunciare alle cure". "Ma lo sciopero di oggi - hanno proseguito - non riguarda soltanto la sanità. Riguarda tutto il pubblico impiego e l'intera cittadinanza. Riguarda chi lavora nella scuola, negli enti locali, nei servizi sociali e in tutte le amministrazioni pubbliche. Riguarda chi ogni giorno garantisce diritti e servizi essenziali, spesso con stipendi inadeguati, carichi di lavoro crescenti e risorse insufficienti. E riguarda tutti i cittadini che hanno bisogno di una scuola accessibile, di servizi efficienti, di assistenza e di risposte concrete ai propri bisogni. Mentre salari e pensioni perdono potere d'acquisto e il costo della vita continua a crescere, si prospettano ingenti risorse per il riarmo. Noi crediamo che le priorità debbano essere altre: investire nella salute, nell'istruzione, nel welfare, nel lavoro e nella dignità delle persone".
"Non accettiamo che si trovino risorse per le armi e si chiedano sacrifici a chi lavora e a chi ha bisogno dei servizi pubblici. E proprio qui, davanti ad un ospedale - hanno concluso - vogliamo lanciare un messaggio che va oltre ogni categoria professionale, parlando a tutta la società: meno bombe, più nascite, meno armi, più cure. Abbassiamo le armi e alziamo i salari".

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