tempi e il procuratore generale aggiunto della Corte d’appello di Aix-en-Provence, Solange Legras, che l’altro ieri ha convalidato l’arresto di Chiara Rizzo, in Matacena, non può accelerare l’estradizione, neanche se a sollecitarlo è proprio la ricercata, attualmente detenuta nella sezione femminile del carcere marsigliese di Les Baumettes, a 40 chilometri di distanza. Nella più rapida delle ipotesi, sarà accontentata prima della fine della settimana o all’inizio della prossima. Mercoledì mattina, attorno alle 11, al termine della sua terza notte in cella, la moglie dell’ex deputato di Forza Italia, Amedeo Matacena, contumace negli Emirati Arabi Uniti dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, comparirà di nuovo davanti allo stesso magistrato. Solange Legras maschera a malapena la sua sorpresa per tutto il clamore provocato dalla donna fragile e spaventata che, due giorni fa, la supplicava di risparmiarle il carcere: «Impossibile, di fronte a un mandato di arresto internazionale - si rammarica lievemente il viceprocuratore generale -. Mi ha implorato di non mandarla in prigione, mi ha spiegato che aveva lei stessa fatto conoscere ai giudici italiani la sua volontà di presentarsi spontaneamente, al più presto. Ma non c’erano sufficienti garanzie e si tratta di un dossier importante per l’Italia. Non avremmo potuto concederle gli arresti domiciliari neppure se avesse avuto la residenza e un posto di lavoro in Francia, come prevede la legge». Alla prima udienza, a porte chiuse, nei sotterranei del palazzo di giustizia di Aix, accanto alle celle di sicurezza, Chiara non aveva più nulla della «femme fatale» che anche il giudice aveva sbriciato, per curiosità, su Internet: «Un’altra donna. Senza trucco, semplicissima. Irriconoscibile - ammette Solange Legras -. Sì, è vero si è lamentata delle condizioni in cui era stata tenuta la prima notte, nella caserma della polizia nazionale, vicino a Nizza. Ha detto di aver rifiutato il cibo perché disgustata dalla mancanza di pulizia. Le toilette, diceva, erano terribilmente sporche. Ma mi sorprende che si sia preoccupata di dover dormire per terra, in prigione. Nelle nostre carceri i letti ci sono, esattamente come in quelle italiane». Le sue due prime notti nell’istituto penitenziario di Marsiglia sono trascorse in compagnia di altre detenute: «Non è in isolamento. La famiglia può visitarla, se lo chiede». Fino al primo pomeriggio di martedì non era arrivata da Reggio Calabria neanche l’ordinanza di carcerazione: «In mancanza della quale non potremmo fare altro che rinviare ogni decisione di una settimana» spiega il procuratore generale aggiunto di Aix. Se invece stamattina la documentazione sarà ad Aix e se la moglie di Matacena manterrà la sua richiesta di tornare in Italia il prima possibile, le autorità francesi daranno il loro accordo in giornata e si tratterà solo di organizzare la consegna in frontiera, a Ventimiglia, nei termini previsti: massimo 10 giorni.
(Corriere.it)



