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Le parole del Presidente del Comitato Pro Ospedale del Reventino

SOVERIA MANNELLI – Ancora una volta, l’inefficienza del sistema sanitario si abbatte inesorabile sul destino un residente in città. Erano circa le 23:30 di giovedì sera

quando le coliche addominali divenute insopportabili costringono un sessantacinquenne ad essere accompagnato dai figli al pronto soccorso dell’ospedale. Si fa presto con le analisi a comprendere che la colecisti è il problema del dolore, parte così la stabilizzazione farmacologica, ma in questi casi è d’obbligo  la consulenza chirurgica che in ospedale non è presente. Dal Pronto Soccorso partono le richieste per tale disponibilità a quasi tutti gli ospedali della regione e come al solito il sistema è off limits, tutto pieno, nessuna struttura può accogliere il paziente. I medici, ovviamente in stato di apprensione per la situazione, cercano soluzione dove un’ultima analisi li ha “costretti” a un “parcheggio” temporaneo in medicina generale. Ieri, dopo un giorno, il settantacinquenne era ancora in quel reparto poiché nessuna struttura regionale ha dispensato disponibilità. Ovvie le preoccupazioni dei familiari che non sanno come risolvere il problema. Eppure in questi casi rimangono forti le preoccupazioni di eventuali aggravamenti improvvisi che possono irritare alcuni organi fino ad arrivare ad una possibile peritonite. Questo caso, non unico nel suo genere, ma oramai ricorrente in questo contesto, dimostra come la precarietà del sistema è una costante dove i cittadini loro malincuore se ne devono fare una ragione e continuare a vivere in questi contesti è sempre molto più complicato che in altri, dove le città garantiscono maggiori servizi. La politica, in questo poco perequativa, dovrebbe farsi carico di situazioni simili, invece che studiare dinamiche accademiche forti solo di numeri e tendenze grafiche. La realtà,lo ripetiamo, è cosa ben diversa.  Qui diventa complicata la cosa più semplice, difatti è da tre giorni che si ripresenta un'altra precarietà da noi continuamente sbandierata, la strumentazione radiologica per le lastre ancora una volta è in avaria e la telemedicina non è quel concetto ipotetico e perfetto che ne risolve le manchevolezze e ne abbiamo le prove.

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