Parliamo di Mario Maiolo ed Ernesto Magorno, consigliere regionale il primo e deputato il secondo. L’uomo più vicino tra i “nostri” ad Enrico Letta il primo e quello più legato a Matteo Renzi il secondo. Nello stesso giorno, e con le stesse intenzioni approfittando del commento del voto delle amministrative (vove, record, solo in Calabria il Pd perde) sparano tutti e due a zero sulla gestione del partito, presente e immediatamente passata e non danno scampo al commissario D’Attorre. Quanto per Maiolo, tanto per Magorno, D’Attorre deve fare le valigie e deve tagliare la corda lasciando che sia il partito calabrese a darsi una regolata da qui fino all’auspicato congresso di ottobre.
Per Maiolo, addirittura, le continue sconfitte del Pd sono solo il risultato di una gestione padronale del partito «che ha truccato i congressi, cancellato chi la pensava diversamente e fatto in modo che si perdessero sistematicamente tutte le sfide elettorali». Il tutto, dice Maiolo, con l’avallo funzionale di D’Attorre che ha messo la firma sa prestato il nome alle «sporche operazioni di Calabria».Ora non c’è più tempo, sintetizza Maiolo. «C’è un’unica strada ed è quella del ritorno del partito in mani democratiche e legalitarie che sappiano riportarlo vicino alla gente. Più del congresso, e prima del congresso, è questa la strada, l’unica strada del Pd. Riavvicinarsi alla gente uscendo dalle logiche spartitorie e padronali».
Ernesto Magorno dal canto suo, al netto della medesima strada che individua per D’Attorre, ha una “ricetta” in più. «Serve anche in Calabria un Epifani, un uomo di garanzia che traghetti il partito verso il congresso. Un analogo criterio dovrà essere attuato nelle diverse provincie, nelle quali, allo stesso modo, andrebbero individuate delle figure autorevoli, con grandi capacità di mediazione tra le diverse aree, per accompagnare il partito ai congressi territoriali. Rinnovo pertanto la richiesta già avanzata ai consiglieri regionali calabresi del Pd e a coloro che, a vario titolo, appartengono al partito che venga al più presto fissato un incontro tra tutti i parlamentari e quanti ricoprono cariche istituzionali e di responsabilità nella nostra Regione. Solo percorrendo questa strada si può riportare il Pd calabrese su una rotta approvata unitariamente, senza che nessuno venga sminuito nella sua identità. Il Pd calabrese rischia di diventare come Lot, il personaggio biblico che divenne un statua di sale, mentre rivolgeva il suo sguardo alla città in fiamme dalla quale fuggiva. Chi vuole un futuro del Pd calabrese dimostri di essere responsabile, dopo non potrebbe esserci più tempo».
Amici, o non lontani per un giorno, Maiolo e Magorno spaventano il resto della compagnia non tanto per i consensi al seguito quanto per le altolocate stanze che frequentano a Roma più e meglio degli altri del partito.
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Pd, quella strana (e involontaria) coppia
Vengono, e “abitano”, due correnti diverse del Pd, probabilmente antitetiche al momento. Sono, nello scacchiere del potere calabrese, persino potenzialmente avversari eppure per un giorno, e chissà se solo per uno a questo punto, le loro posizioni e i loro progetti coincidono.



