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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Il fascino di Cleto, la forza della rupe

CLETO - Gli amici di Cletarte ed in particolare Gaetano Cuglietta,

nostro socio slow food sono i primi ideatori di un progetto che sembra una  favola ,ma di fiabesco ha solo l’atmosfera magica che si respira quando si arrriva a Cleto, alla sua rupe ,al castello. Un progetto che vede protagonisti i cittadini, i casari, i formaggi e le cisterne.

"Anni fa , sempre su invito degli amici di Cletarte, ho visitato Cleto ed il suo centro storico. Incominciammo a ragionare sulle opportunità che poteva avere un centro così incantato, oggetto di studi e ricco di storia, in particolare mi piace ricordare l’articolo che scrisseVito Teti nel suo libro“Il senso dei luoghi –paesi abbandonati di Calabria”.

Incominciammo a pensare a collegamenti con  l’associazione Borghi autentici d’Italia, partecipammo ad alcuni incontri dei Borghi piu belli d’Italia. Interessante fu la partecipazione attiva anche ai forum di presentazione del QTRP promossi dalla regione Calabria. 

Ad aprile 2012 come Slow food Calabria in occasione del nostro congresso lanciammo  l’ APPELLO: SALVIAMO IL BORGO-DIFENDIAMO IL PAESAGGIO. Un appello che iniziava così: La presenza di un insediamento rupestre e sulla sommità del costone roccioso il castello che sovrasta il borgo arroccato, difeso naturalmente da strapiombi. Il tutto avvolto da un’atmosfera fiabesca fatta da una cascata di casette e palazzotti che si adagiano con discrezione sul pendio rivolto a valle, lasciando inalterati i fronti rocciosi che si ergono imponenti sui valloni. Questo è Cleto,piccolo paese della provincia di Cosenza,ma il sito era denominato Pietramaladall’età medievale sino all’unità d’Italia.

Questo appello ci stimolò ad andare avanti per salvare il borgo dalla realizzazione di una strada che ne avrebbe irrimediabilmente deturpato l’immagine. Su questa spinta organizzammo una visita nel mese di ottobre, molto partecipata dai soci della condotta slow food di Soverato e da quelli di Cosenza .

 E sempre su questo tema abbiamo organizzato un incontro all’interno dello stand slow food Calabria al salone del Gusto di Torino ad ottobre 2012.

L’associazione Cletarte intanto ha portato  avanti il suo contributo per Cleto  coinvolgendo archeologi e studiosi che con grande impegno scientifico potevano dare una risposta a quello che appariva un mistero:La presenza di grandi cisterne sulla sommità della rupe. Hanno scoperto così che in un atto notarile del 28 maggio 1781si parla di magazzeni, di fosse di pietra e di formaggi.

Devo ammettere che ci sono posti che ispirano molto e fanno meditare su analogie che sembrerebbero impossibili. E’ sempre il caso di Cleto. Ho avuto modo di scrivere un articolo sull’ultimo numero della rivista dell’Ordine degli architetti di Catanzaro dal titolo IDENTITA’- GENIUS LOCI.

Rileggendo alcuni passi del celebre teorico svedese dell’architettura, Christian Norberg-Schulz, ho riflettuto sulla frase  “Un luogo è uno spazio dotato di carattere distintivo. Fare dell’architettura significa visualizzare il genius loci: il compito dell’architetto è quello di creare luoghi significativi per aiutare l’uomo ad abitare”E così lasciandomi andare sulla scia di emozioni e sensazioni,ho rivisto le immagini della famosa Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright  del 1936 che è l'esempio più pragmatico ed eccezionale di Architettura organica .

Il passaggio successivo è legato al ricordo di  Cleto , che mi appariva come un villaggio -monumento di eccezionale interesse e suggestione costruito sulla roccia nuda,o meglio adagiato sulla rupe da cui trae  energia. Su di essa si modellano abitazioni, torri di difesa e grandi magazzini ricavati nella roccia per la raccolta delle derrate alimentari e per le cisterne d’acqua. Dalla rupe trae origine l’abitato, che con l’inserimento di nuove funzioni nel contesto naturalistico vive  nello spirito del luogo e lo arricchisce di nuove suggestioni rafforzandone l’identità.

Ho sentito forte lo spirito del Genius Loci e trovo che nella proposta di Cletarte , di riutilizzare le 5 cisterne  scavate nella roccia del castello per destinarle all’affinamento del formaggio di fossa, c’è un grande messaggio: da  un bene culturale storico quale il castello di Cleto – Pietramala  ne esce una nuova economia legata al territorio e alla sua storia. Il castello stesso può diventare il simbolo di una rinascita, un modo che superi l’aspetto museale  e di salvaguardia di un bene culturale e che lo faccia rivivere , appunto reinterpretando il Genius Loci, che è l’anima del luogo.

 Cleto geomorfologicamente  appartiene al sistema della catena costiera dell’Appennino Paolano e la sua posizione, pur vicina alla costa, trae origine e forza proprio dal sistema roccioso e  dall’economia agricola e pastorale tipica di un’area interna.

Il cammino che Cletarte sta tracciando insieme ad esperti, a slow Food Calabria, Coldiretti, comune di Cleto , A.R.A, sarà un osservatorio privilegiato per le azioni e le proposte che intendiamo mandare avanti con il Progetto delle comunità dell’Appennino, il nuovo grande progetto di Slow food.

 

 

Marisa Gigliotti, referente progetto Appennino Slow Food Calabria

Ultima modifica il Lunedì, 07 Luglio 2014 13:02
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