cosiddetta "razza maledetta", luogo mitico la cui ricchezza continua ad essere oscurata.
Un’“altalena” di immagini ed emozioni accompagna il viaggio poetico-narrativo degli interpreti, secondo il filo tracciato nel testo di Rèpaci “Quando fu il giorno della Calabria” che apre lo spettacolo e si ritrova poi nei versi di Argiroffi, Calogero, Costabile e dello stesso Rèpaci.
La recitazione s’incastra durante tutto lo spettacolo, secondo tematiche e suggestioni, col repertorio musicale del maestro cantautore Nino Forestieri e con le suggestioni poetiche del mimo: una sovrapposizione armonica tra teatro, musica ed espressione corporea.



