si posiziona al quarto posto nazionale con un totale di 1.929 reati accertati. Entrando nel dettaglio delle singole filiere criminali, la regione conquista un triste terzo posto per il mare inquinato con 731 illeciti penali. Medaglia di bronzo anche per quanto riguarda la pesca illegale, dove si registrano 528 reati. Per quanto concerne il ciclo illegale del cemento, il territorio si piazza al quarto posto con 588 episodi contestati, mentre figura al nono posto per le violazioni al codice della navigazione e della nautica da diporto.
È questa la situazione regionale annotata nero su bianco sul report Mare Monstrum 2026 presentato proprio stamane. Impietosi, invece il commento della presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, che ha precisato come il dossier “restituisce il quadro di una Calabria che sta cercando di affrontare problematiche annose nell’ottica del ripristino della legalità a tutela del mare e coste”.
La rappresentante dell’associazione ha ricordato come il territorio rimanga purtroppo nelle posizioni di vertice per abusivismo, inquinamento e pesca di frodo, evidenziando il ruolo nefasto della criminalità organizzata.
Allo stesso tempo ha evidenziato che “diminuisce, come nel trend nazionale, il numero complessivo di reati: un risultato collegato alla diminuzione dei controlli ma anche, in positivo, ad una maggiore efficacia preventiva”, citando le inchieste sulla depurazione e ribadendo che la tutela ambientale resta una priorità assoluta.
Allargando lo sguardo all’intero contesto nazionale, il dossier rivela che nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati e 36.322 illeciti amministrativi lungo le coste italiane.
La pressione dell’illegalità si concentra prevalentemente nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, ovvero Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, che da sole sommano il 53,6% dei reati totali.
La Campania guida la graduatoria generale con 4.002 reati, seguita da Puglia con 2.599 e Sicilia con 2.448. L’inquinamento da mala depurazione e gestione illecita dei rifiuti si conferma il reato principale a livello nazionale con 7.317 episodi, seguito dal cemento selvaggio con 6.189 illeciti e dalla pesca di frodo con 4.338 contestazioni.
Di fronte a questi numeri, il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha ricordato che “i numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente gli ecosistemi marini”.
L’associazione chiede un intervento deciso da parte delle istituzioni per rafforzare i controlli repressivi e completare la rete di depurazione.
Tra le proposte principali figurano la tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio, con il ripristino del ruolo dei prefetti per le demolizioni, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale e la piena attuazione delle norme europee sui rifiuti navali.



