arrestato per l'omicidio di Massimo Lo Prete, ucciso la sera del 13 gennaio scorso a Gioia Tauro all'interno di un distributore di benzina sulla statale 18.
Difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Nico D'Ascola, Mazzaferro ha dichiarato ai pm di avere ucciso Lo Prete perché si sentiva perseguitato dalla vittima.
Ai magistrati ha detto di avere avuto una reazione di impeto quando quella sera si è accorto che Lo Prete lo stava pedinando. A supporto della sua versione ha chiesto agli investigatori di visionare le telecamere di sorveglianza nei pressi della sua abitazione e del luogo dove è avvenuto il delitto in modo da verificare se Lo Prete effettivamente lo stesse seguendo. Rispondendo alle domande dei magistrati della Procura di Palmi, Mazzaferro non ha però saputo spiegare né le ragioni per le quali ha sparato né il motivo per il quale la vittima avrebbe dovuto perseguitarlo.
Nessun riferimento è stato fatto dall'arrestato in relazione ad ambienti di 'ndrangheta o a questioni di droga.
Il trentottenne, infine, ha indicato ai carabinieri il luogo dove ha nascosto la pistola utilizzata per uccidere Lo Prete.
L'arma è stata ritrovata nelle campagne tra Drosi e Rizziconi.
(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)
Omicidio in distributore carburante, l'arrestato confessa
REGGIO CALABRIA - Ha confessato Giuseppe Mazzaferro, il 38enne
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