e scaturito dall'inchiesta 'Infinito-Tenacia' della Dda di Milano che nel luglio 2010 ha portato ad oltre 170 arresti. E' stata fissata, infatti, per il prossimo 5 giugno la prima udienza davanti alla Suprema Corte che dovrà decidere sulle 110 condanne inflitte in primo e secondo grado ad altrettanti presunti boss e affiliati delle 15 'ndrine sparse tra il capoluogo lombardo e l'hinterland. Il 23 aprile del 2013, infatti, i giudici della Corte d'Appello di Milano (collegio Polizzi-Bocelli-Caputo) hanno confermato la storica sentenza, emessa nel novembre del 2011 con rito abbreviato dal gup di Milano Roberto Arnaldi, che ha riconosciuto la presenza in Lombardia della 'ndrangheta e delle sue infiltrazioni nel tessuto sociale, politico ed economico del Nord Italia. Anche in secondo grado, dunque, erano arrivate 110 condanne fino a 15 anni e 3 mesi di carcere (pena inflitta a Cosimo Barranca, ritenuto il boss della cosca di Milano) alla 'cupola' e agli uomini di quelle cosche smantellate con la maxi-operazione, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci. Pasquale Zappia, invece, colui che nell'ottobre 2009 fu eletto 'capo dei capi' nel famoso summit di Paderno Dugnano nel centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino, è stato condannato a 9 anni. Ora il maxi-processo approda in Cassazione. (ANSA)



