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Immacolata Rumi, silenzio e violenze finalmente denunciate

 Domenico Laface, 59anne, descritto dagli inquirenti come un vero e proprio aguzzino, è stato il primo sospettato per l'aggressione e successiva morte di Immacolata Rumi, con la quale conviveva ed aveva avuto sei figli, due dei quali - le ragazze più giovani - vivevano ancora in casa con i genitori.

 

Ieri è scattata l'ordinanza nei confronti di Laface, accusato di maltrattamenti in famiglia ed omicidio, reati che potrebbero tenerlo in carcere da 12 a 20 anni. Maltrattamenti però mai denunciati dalla donna o dalla famiglia, un malcostume purtroppo ancora molto diffuso, acuito magari da una difficoltà finanziaria che spinge la donna a restare con l’uomo che, pur picchiandola, porta il pane a tavola. ''I panni sporchi si lavano in casa'', e allora niente denuncia, niente disonore, solo silenzio. Si pensa ai figli, già traumatizzati dalla situazione familiare, si cerca di mantenere una parvenza di quieto vivere, perché in ogni caso si spera che la situazione possa cambiare. È servita una vita spezzata per far spezzare anche il silenzio in casa Laface. Sono stati infatti i figli, che dopo la tragica morte della donna hanno parlato dell’orribile realtà di violenza che si viveva tra le mura domestiche. Anni di minacce e percosse, anche nelle corsie del prontosoccorso dell’ospedale di Reggio, dove i testimoni ricordano frasi di violenza da parte dell’uomo: ''Maria, stai ferma se no ti meno un pugno''. Non solo le mani, sostengono testimoni, ma anche bastoni venivano usati per punire la moglie. Ma dopo l’ultima aggressione iniziano le indagini delle forze dell’ordine, e i sospetti non impiegano molto a ricadere sul compagno della vittima. ''L'ho trovata che gli faceva male la pancia e perdeva sangue dal naso,” dichiara Laface, “per questo l'ho portata subito al Pronto Soccorso”; ''Con mia moglie - ha continuato interrogato - ho sempre avuto un buon rapporto, mi ha dato sei figli, non abbiamo mai litigato e poi perchè avrei dovuto menare mia moglie? Ribadisco che non l'ho mai toccata, può esserci stata qualche parola di discussione, ma per i figli, che non è mai degenerata. Io le ho sempre voluto bene perchè era una brava ragazza, ora Gesù Cristo l'ha voluta e se l'è chiamata''. Ma il tono e la scelta delle porole, il trasporto( o non trasporto) con cui parlava, non hanno convinto del tutto gli inquirenti che hanno notato un atteggiamento insolito nell’interrogato, ''non mostrando mai una particolare sensibilità o drammatico dolore per la perdita della persona amata'', scrive il gip. 
''Mio padre - racconta al Pm uno dei figli - l'ha malmenata con una certa violenza in più occasioni anche in presenza mia e dei miei fratelli. A volte le dava anche pugni sul viso, sul corpo, calci. In qualche occasione l'ha picchiata con un bastone del tipo da passeggio che normalmente sta all'ingresso nel portaombrelli''. E l’autopsia ha confermato il livello di violenza di cui parlava il ragazzo; il medico legale ha accertato la frattura delle costole, diversi ematomi al volto ed una lesione alla milza dovuta ad un fortissimo colpo, un calcio o un pugno, che è quello che ha provocato la morte della donna.
Sulla tragedia del femminicidio è intervenuta in queste ore anche la neo Ministro alle Pari Opportunità Josefa Idem. “Centoventisette femminicidi nel 2012, venticinque dall’inizio dell’anno. E’ inaccettabile, occorre intervenire con più forza. La prima cosa da fare - ha detto il Ministro - è conoscere il fenomeno a fondo: vogliamo istituire un osservatorio nazionale che studi la violenza di genere”. E anche l'idea della costituzione di una squadra operativa. “La task force consisterà in un tavolo interministeriale, al quale siederanno, oltre a rappresentanti delle Pari opportunità, dell’Interno e della Giustizia, anche i ministeri della Salute, del Lavoro e dell’Istruzione”. E anche il neo Ministro dell'Interno e vicepremier Angelino Alfano prende provvedimenti promuovendo una discussione sulla violenza sulle donne al prossimo Consiglio dei Ministri. “Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne - ha dichiarato Alfano in un'intervista al Tg1 - non esiste un limite di spesa che possa fermare un governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente''.

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