a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Matacena era rimasto coinvolto in uno dei filoni dell’indagine Olimpia che, negli anni Novanta ricostruì la seconda guerra di ‘ndrangheta scatenata dall’omicidio di Paolo De Stefano, considerato uno dei capi più potenti della mafia calabrese. Ma facciomo un passo indietro e ripercorriamo a punti il passato di Matacena; Imprenditore, figlio dell'omonimo armatore noto per avere sin dagli anni sessanta dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina, è stato per due legislature, dal 1994 al 2001, deputato alla Camera dei Deputati eletto nelle liste di Forza Italia. È stato più volte oggetto di indagini e colpito da provvedimento restrittivo da parte della magistratura il 9 novembre 2004 nell'ambito di un'inchiesta per pressioni esercitate su alcuni magistrati della Procura distrettuale di Reggio Calabria, al fine di condizionare le inchieste che stavano svolgendo sulle collusioni tra ambienti politici e mafiosi reggini. L'inchiesta era stata condotta dalla Procura distrettuale di Catanzaro e la richiesta di emissione delle ordinanze di custodia cautelare è stata firmata dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, dal procuratore aggiunto, Mario Spagnuolo, e dal sostituto procuratore Luigi de Magistris. Dopo qualche giorno, il Tribunale del riesame di Catanzaro disponeva la sua scarcerazione e la Suprema Corte di Cassazione confermava l'esito favorevole della vicenda processuale. Il GUP, con sentenza già passata in giudicato, lo ha assolto perché estraneo ai fatti addebitatigli. In precedenza Amedeo Matacena era stato condannato nel marzo 2001 in primo grado dal Tribunale di Reggio Calabria a 5 anni e 4 mesi di carcere per Concorso esterno in associazione mafiosa, motivo per il quale Forza Italia ha deciso di non ricandidarlo al Parlamento e ad altre cariche elettive. Successivamente, a seguito dell'annullamento di quella sentenza, la Corte di Assise di Reggio Calabria lo assolveva nel marzo del 2006. L'11/5/2010 la Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria confermava la sentenza di assoluzione resa in primo grado, ma la Cassazione annullava con rinvio quest'ultima sentenza poiché a detta dei giudici di legittimità: i giudici d'appello non hanno tenuto in debita considerazione un aspetto centrale e cioè il patto intercorso tra Matacena e la 'ndrina Rosmini di Reggio Calabria, un patto che se caratterizzato da serietà e concretezza era in grado di accrescere il potere della cosca reggina; per tali motivi il 18 luglio 2012 l'ex deputato viene condannato a cinque anni di reclusione più l'interdizione dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria. Ed è proprio questa condanna che è stata oggi resa definitiva.



