Questa la decisione dei giudici nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Affari di famiglia” che, condotta dalla Procura diretta da Pierpaolo Bruni, avrebbe fatto emergere un meccanismo ritenuto fraudolento e grazie al quale gli amministratori della società avrebbero svuotato le casse delle imprese e quindi distratto beni aziendali per danneggiare la massa di creditori.
Lo scorso aprile sindaco e figlio sono finiti nel mirino della Guardia di finanza, perché ritenuti colpevoli di bancarotta fraudolenta considerata la loro attività di amministratori e imprenditori di società tutte riconducibili a loro.
Il giudice, al termine del processo celebrato in rito abbreviato, ha revocato il sequestro delle quote e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e ha riconosciuto le circostanze attenuanti. Ursula Geisler, ritenuta un prestanome ed inizialmente indagata, è stata condannata invece a 8 mesi di reclusione.



