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Calabria, storia di “monnezza” e affari

Nel 2008 i comuni di San Floro e Borgia autorizzano la discarica più grande d’Italia su tre sorgenti

Nonostante le revoche, cantiere aperto giorno e notte. E la popolazione minaccia ferro e fuoco
Questa è una brutta storia. Narra di un paesaggio straordinario diventato, negli anni, terra di nessuno e, al contempo, di tutti; decine di ettari incontaminati sui quali oggi ergono, maestose, le inefficienze di una politica incapace e disinteressata alla tutela del territorio. Narra di due amministrazioni comunali. Narra di un popolo che ha fatto sentire la propria voce e si sta ribellando. E narra, soprattutto, di immondizia. Tanta, troppa. Sociale e materiale.
Location di questo dramma è la Calabria, nello specifico le colline che sorgono tra i comuni di Borgia e San Floro, in provincia di Catanzaro. Una zona di terra interessata da macchia mediterranea oggetto di rimboschimento. Patria del fiume Conticello e delle sorgenti da cui si dissetato i comuni di Girifalco, Cortale, Màida, Iacurso, Catanzaro, Germaneto e tanti altri. Particolari che sembrano aver importato poco le amministrazioni locali, che ne hanno ceduto la verginità a pannelli solari e pale eoliche. Strutture mastodontiche volte a uccidere, per sempre, il silenzio di quella terra. Tuttavia robetta, in confronto a quanto segue.
Il 10 luglio 2008, il comune di San Floro, dopo l’approvazione del consiglio comunale, autorizza la società “SIRIM s.r.l.” a realizzare “una discarica di rifiuti non pericolosi e impianti per il recupero per il riciclaggio, detta isola ecologica, da realizzarsi in località “Battaglina”. Cinque fogli di carta sui quali è scritto, nero su bianco, il fallimento di una amministrazione. Si parla di 40 ettari sui quali la “SIRIM s.r.l.” può costruire la sua discarica, a patto che assuma personale di San Floro, che per 10 anni tutti i rifiuti del suddetto comune conferiscano gratuitamente nella discarica, che la società si impegni a versare nei conti del comune di San Floro 20.000 euro l’anno di canone, e che, in caso di guai giudiziari, la società sia l’unica a risponderne. Cinque fogli di carta che valgono 40 anni di concessione, automaticamente prorogabili per altri 40, “salvo eventuali revoche per fatti imputabili alla SIRIM s.r.l.”.
Essendo, l’area interessata, in territorio di San Floro ma di proprietà del vicino comune di Borgia, anche quest’ultimo provvede ad autorizzare la costruzione della discarica. Non una discarica qualsiasi, ma bensì la più grande d’Italia e la seconda in Europa.
E se il comune di San Floro, nella sua autorizzazione parlava di “rifiuti non pericolosi”, la richiesta inviata dall’amministratore unico della SIRIM s.r.l. al Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, datato 6 ottobre 2008, parlerebbe della realizzazione dell’”Isola Ecologica Battaglina” localizzata nel comune di San Floro e sulla cui località ricade la categoria progettuale di cui allegato III, lettera m “Impianti di smaltimento e recupero rifiuti pericolosi, e discariche di rifiuti urbani non pericolosi con capacità complessiva non superiore a 100.00 m3.
Nello stesso 2008 iniziano i lavori per la realizzazione della fantomatica “Isola ecologica”, mentre la gente di Borgia, San Floro e dei paesi vicini, si accorge di ciò che sta per accadere. A poche centinaia di metri dalle loro case, dalle scuole dei loro figli, avrebbe regnato non più un bosco, ma un cumulo enorme di “munnizza”. 12 ettari di voragine all’interno della quale sarebbe finito di tutto. Cumuli tossici, che avrebbero inflitto il colpo di grazia anche a questa zona di una Penisola martoriata, mortificata. Si sono uniti tutti. Donne, uomini, bambini. Insegnanti e operai. Simpatizzanti di destra e di sinistra. E sono scesi in piazza.
Mentre i camion continuavano a fare su e già dal cantiere, sventrando la collina per creare l’enorme vasca dei rifiuti, in migliaia hanno sfidato le temperature di un gennaio 2014 particolarmente freddo, e hanno percorso le strade di Borgia per urlare il loro “no alla discarica”. Insieme a loro, gli amministratori comunali di Borgia e San Floro. Quest’ultima amministrazione, messa alle strette dalla società civile, pochi giorni addietro ha sospeso i lavori della discarica, dandosi 180 giorni di tempo più altri 180, in attesa che il comune di Borgia faccia lo stesso. La revoca da parte dell’amministrazione di Borgia dovrebbe arrivare domani, durante quella che si preannuncia essere una giornata “calda”.
Intanto, dopo giorni di imbarazzo e assordante silenzio, i rappresentanti del PD provinciale e regionale hanno fatto sapere di essere anch’essi contrari alla discarica e di condividere, dunque, le ragioni del comitato. In una nota a firma dei consiglieri regionali Pierino Amato, Enzo Ciconte e Tonino Scalzo, corrono ai ripari difendendo l’operato delle amministrazioni di Borgia e San Floro, lasciando intendere, invece, che il progetto di quella che doveva essere una “Isola ecologica” ha preso un’altra piega strada facendo, tra gli uffici della Regione Calabria.
Tuttavia, mentre la politica col fiato della popolazione sul collo si proclama innocente, il cantiere di Battaglina resta aperto, con una sessantina di operai impegnati a turno, giorno e notte, per concludere i lavori entro la data prevista del marzo prossimo. Un particolare, questo, non da poco. La sensazione, infatti, è che lo stop alla discarica sia, in qualche modo, a tempo. Giusto per far calmare le acque e lasciar trascorrere qualche mese. Quando, a breve, la vicina discarica di Pianopoli arriverà al collasso, sarà il momento giusto per riaprire la questione. A quel punto, con le strade piene di rifiuti e immagini simili a quelle di Napoli di qualche anno fa, l’apertura della discarica di Battaglina sarà la soluzione migliore e la più veloce. Anche in quel caso verrà descritto tutto come opzione temporanea, limitata al tempo necessario a creare un’alternativa. Intanto i giorni passeranno, e i camion colmi d’immondizia faranno vittoriosi il loro ingresso a Battaglina, ponendo irrimediabilmente la parola “fine” a questa brutta storia.
Giuseppe Giuffrida

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