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Università: diritti, doveri e raccomandazioni

Il diritto allo studio. Il diritto all’informazione. 

Ecco, esattamente, stiamo parlando di diritti. Per quanto possa essere “famosa” la frase qui sopra indicata, lo studio tutto è, oggi, meno che un diritto.

Allora, piuttosto che parlare di diritti si potrebbe parlare di fortuna. Fortuna nel passare gli esami universitari, fortuna nell’avere una condizione economica consona che possa permettere di pagare le tasse sempre e continuamente in aumento, fortuna nel riuscire a trovare un posto di lavoro conforme al percorso di studi affrontato, sudato.
L’Università, oggi, non è un diritto. Lo sarebbe se solo ci fossero maggiori vantaggi per gli studenti e una migliore comprensione delle problematiche e delle difficoltà, piuttosto che il continuo assenteismo e indifferenza di molti (ma non tutti) membri che l’Università la compongono.
Ma l’Università siamo noi, noi studenti che, carichi di aspettative e di sogni da ragazzi, iniziamo a camminare verso il nostro futuro, verso la speranza di un domani migliore che aderisce completamente alle aspettative. Ma il mondo universitario è un mondo complicato dove, troppo spesso, vige la raccomandazione, la scollatura, la totale e completa superficialità.
Allora, di quali diritti stiamo parlando?
In Italia lo studio universitario è considerato in maniera critica e deludente, specialmente per i limiti e le barriere imposte nel ricercare un’occupazione nella propria città o in un altro ambito regionale.
I giovani, spaventati dal cammino tortuoso e troppo carico di responsabilità e problematiche, piuttosto che avvicinarsi allo studio e alla ricerca se ne allontanano, preferendo un lavoro semplice e manuale (ma assolutamente indispensabile), piuttosto che un qualsiasi altro tipo di lavoro.
Ma chi vive l’’università, cosa ne pensa? Giovani stanchi e demoralizzati, con la voglia di imparare qualcosa che a stento viene insegnato, impegni mantenuti a singhiozzi, quasi dimenticati. Il raggiungimento dell’obiettivo diventa come una luce alla fine di un tunnel fatto di esami e lezioni in cui la scorrettezza, a volte, diventa protagonista. Ma questa non è l’universalità, non stiamo facendo di “tutta l’erba un fascio” ma, se solo 1 caso su 5 prende forma da questo tipo di situazione allora, in maniera totale, va denunciato.
Avere dei sogni, la speranza di un futuro che riesca a garantire sostegno e realizzazione è un diritto. Allora perché tappare le ali ai giovani? Perché rendere più complicata la scalata verso la crescita interiore e intellettuale dei nuovi talenti?

Simona Gangale

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