e immenso dolore alla famiglia di Franco Vescio, il cinquantunenne lametino ha purtroppo perso la vita dopo una settimana di agonia nell’ospedale di Catanzaro. Il lavoratore era precipitato dal solaio di una struttura a Fuscaldo mentre eseguiva le operazioni di ripristino di alcune linee telefoniche. Questo dramma insanabile lacera il cuore della moglie e dei suoi due ragazzi.
Il dolore cede immediatamente il passo alla ribellione sociale. La Sigla è chiara: non si tollera più che si cataloghino queste tragedie come imprevisti o tragici destini quando invece si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra, con cinque vittime della fatica in poco più di 20 giorni sul territorio calabrese.
Un bilancio agghiacciante che sbatte in faccia a tutti una realtà inaccettabile. Per il sindacato è giunto il momento di dire ora basta alle sfilate della politica.
La Fillea Cgil Calabria alza la voce e lancia un appello formale alle massime cariche del Paese. Il sindacato si appella direttamente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché si faccia custode del diritto costituzionale alla vita di chi fatica. La regione necessita di un segnale forte affinché il lavoro ritorni a essere dignità e mai più una drammatica lotteria con la morte.
Al Governo si chiedono decreti d’urgenza per rimpolpare i nuclei ispettivi e una Procura nazionale sulle morti sul lavoro. Tra le richieste spiccano l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, sanzioni penali severissime per gli imprenditori che lucrano sulla pelle del personale, l’abolizione dei subappalti a cascata e la fine del criterio del prezzo più basso. Nel 2026 è un crimine non avere la certezza di rincasare la sera.



