all’anno, 300 in media al giorno”, “ecco perche’ serve una deroga al turn over”.
“L’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” è, paradossalmente, stressata a causa della qualità e l’affidabilità dei servizi che offre. Il nostro è un ospedale “assaltato” anche dalle altre province proprio perché eroga qualità, come testimoniano le cifre. Non si reggerebbe il peso di tre milioni di prestazioni specialistiche e di oltre duemila interventi operatori all’anno senza una buona organizzazione, ma soprattutto senza la professionalità e il senso del dovere di medici e del personale infermieristico ed ausiliario. La mia battaglia per il “Pugliese-Ciaccio” nasce proprio da qui, dalla consapevolezza che un ospedale come quello di Catanzaro, al servizio di tutta la regione, non può non ricevere il sostegno necessario per fronteggiare questa sfida difficilissima”.
E’ quanto afferma il sindaco Sergio Abramo, prendendo atto con soddisfazione del servizio pubblicato nei giorni scorsi da un noto quotidiano economico nazionale che indica l’azienda “Pugliese-Ciaccio” come uno degli esempio positivi nel Mezzogiorno.
“Prendiamo il pronto soccorso, il servizio del quale mi sono occupato di più in queste settimane. Devo ricordare che il sindaco non ha alcun potere gestionale in materia di assistenza ospedaliera ed il mio ruolo è solo quello di stimolo e di controllo. Il Pronto Soccorso del “Pugliese” registra quasi centomila accessi all’anno, circa 300 accessi al giorno in media, il che vuol dire che ci sono giornate in cui gli accessi arrivano anche a 500-600. Il personale medico e paramedico compie ogni giorno una specie di miracolo, affrontando con professionalità ed umanità tutti i casi, soprattutto quelli gravi. Purtroppo, la struttura è stressata per due cause principali: la prima è che a Catanzaro affluiscono anche pazienti dalle vicine province di Crotone e Vibo Valentia, il che vuol dire che molti calabresi si sentono più sicuri ad essere curati nella nostra città; la seconda, è che più della metà degli accessi è costituita dai cosiddetti ”codici bianchi”, vale a dire patologie leggere che potrebbero essere curate dai medici di famiglia. Ecco il punto della mia battaglia: occorre creare un filtro, una struttura intermedia di primo intervento che possa trattare i codici bianchi, lasciando al Pronto Soccorso solo i casi più gravi e delicati. Sono consapevole che gli sforzi che sto facendo, mettendo attorno ad un tavolo i manager delle tre aziende (“Pugliese-Ciaccio”, “Mater Domini” e ASP, produrranno solo risultati parziali, ma l’importante era cominciare a ragionare come squadra. Il problema principale è quello del personale e io insisto sul fatto che, pur nelle maglie rigide del blocco del turn over, sia possibile effettuare sostituzioni e reclutamento a termine di medici e infermieri per il PS. Ciò può e deve valere per un ospedale come il “Pugliese” che non è riservato (né potrebbe esserlo) ai catanzaresi, ma è al servizio della popolazione di mezza Calabria”.



